Vincenzo Gualzetti
Signore e signori,
oggi non sono qui solo come padre.
Sono qui come un uomo che ha conosciuto il dolore più profondo, quello che nessun genitore dovrebbe mai provare.
Qui per parlare di mia figlia, Chiara Gualzetti: una ragazza di quindici anni che aveva davanti a sé una vita intera, una vita che le è stata strappata con una violenza che non ha spiegazioni, che non ha senso e che non potrà mai avere perdono.
Chiara non è solo un nome su un giornale.
Non è una data. Non è un freddo fatto di cronaca.
Chiara era una ragazza sensibile, intelligente, capace di vedere il mondo con una profondità che spesso noi adulti non abbiamo. Aveva un cuore grande, forse troppo, per un mondo che non sempre sa proteggere chi è fragile, chi è buono, chi è autentico.
La sua assenza pesa ogni giorno, in ogni gesto, in ogni silenzio. Ma oggi non voglio parlare solo di ciò che manca.
Oggi voglio parlare di ciò che resta.
Resta il suo sorriso, che chi l’ha conosciuta non potrà mai dimenticare. Resta la sua gentilezza, che continua a vivere nei ricordi di chi l’ha amata.
Resta la sua luce, che nessun atto di violenza potrà mai spegnere.
E resta una responsabilità: quella di non permettere che la sua storia venga dimenticata. Perché ricordare Chiara significa proteggere altre ragazze, altri ragazzi. Significa gridare con forza che la violenza non è un destino inevitabile, che il male non può essere normalizzato e che la fragilità non deve mai diventare un bersaglio.
Io, come padre, continuo a lottare per lei. Per la verità, per la giustizia, per la dignità che merita. E continuerò a farlo finché avrò fiato.
Ma oggi, a tutti voi, voglio dire anche questo: Chiara non è solo la mia battaglia. Chiara è un impegno collettivo.
È un invito a guardare i nostri figli, i nostri studenti, i nostri amici con più attenzione, più ascolto, più presenza.
Perché a volte basta uno sguardo in più per salvare una vita.
A volte basta una parola detta al momento giusto.
A volte basta non voltarsi dall’altra parte.
Chiara, amore mio, questo è per te.
Per la tua vita, per ciò che sei stata e per ciò che continuerai a essere attraverso noi.
Tu non sei finita quel giorno.
Tu continui a vivere in ogni persona che oggi pronuncia il tuo nome con rispetto, con affetto e con la volontà di cambiare le cose.
Finché ci sarà qualcuno disposto a farlo, tu sarai qui.
Con noi.
Sempre.


